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Il senso di classicità ottenuto dal gruppo convince (in parte) anche se certe fughe solistiche spesso paiono essere un pelo troppo bolse e solenni e vanno ad intaccare il clima da fiaba del grande nord che si viene a creare, di certi scatti fusion preferisco non parlare poichè sono la piaga costante che un certo genere si deve portare dietro come una pietra al collo.
Mi viene da chiedermi, ma non se ne potrebbe fare a meno di dover dimostrare in ogni occasione quanto si è bravi magari sfoltendo certi brani infiniti?
Non si potrebbe ogni tanto cercare di eliminare qualche progressione ed assolo antichi come il cucco per ottenere qualcosa di più godibile ed attuale anche da parte di chi non è addentro al genere?
Comunque il tutto scorre. Soprattutto durante le incursioni strumentali dove l'atteggiamento prog si sporca di stacchi cameristici dal forte odore orientale (la bella Fata Morgana a parte il titolo orrorifico).
Nel secondo cd invece le atmosfere abbastanza lineari del primo si innervano di scatti di archi, progressioni ombrose, atteggiamenti circensi, voci e vocine, maggiore cupezza generale; più zappiano ma senza ironia di fondo (la chitarra di Datcha ne è esempio terrificante).
Ok ragazzi ci avete convinto, ma il dono della sintesi sarebbe qualcosa da ricercare costantemente.
Avremmo a che fare con un ottimo cd singolo piuttosto che con un pesante mattoncino della Lego da ingoiare accompagnato da un sorso di barocco Assenzio.
Consigliato ai cultori del genere.
Italia - KATHODIK - Marco CARCASI
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